Gli Arbėreshė

 

Con questo termine si indicano gli albanesi d’Italia, cioč i discendenti degli albanesi stabilitisi in Italia in successive migrazioni dal sec. XV al XVIII.  La forma pił antica del termine č i arbėresh per il maschile e e arbėresh per il femminile.

L’Albania veniva anticamente denominata Ąrbri o Arbėria, da una radice indoeuropea arb- presente anche nel latino arvum e nel greco ąroura (= pianura, campo). Shqipėria č un appellativo tardivo (sec. XVII) derivato dall’avverbio shqip che significa (parlare) in maniera comprensibile e quindi nella lingua nazionale. L’interpretazione di Shqipėria come “paese delle aquile” non ha alcun fondamento e si spiega solo con la somiglianza del termine che indica l’aquila (shqipe, shqiponjė).

Per ragioni tanto storiche che geografiche ancor prima delle migrazioni vere e proprie si era verificato il passaggio dall’Albania in Italia di gruppi pił o meno consistenti di albanesi. Si trattava per lo pił di gruppi di mercenari che vennero rapidamente assimilati. Non ha pertanto fondamento storico l’affermazione, spesso ripetuta, che soldati venuti in Italia al seguito del condottiero Demetrio Reres abbiano dato origine, attorno alla metą del XV secolo, alle prime colonie albanesi nelle province di Crotone e Catanzaro e addirittura in Sicilia (Contessa Entellina, Palazzo Adriano e Mezzojuso).

Un tempo si enumeravano sette ondate migratorie:

  1. i gią citati soldati di Demetrio Reres (dal 1444).

  2. i soldati di Skanderbeg in Puglia (1461).

  3. la grande emigrazione dopo la morte di Scanderbeg (1468).

  4. i profughi di Corone (Morea o Peloponneso - 1533).

  5. i profughi della Maina (Morea o Peloponneso - 1647).

  6. l’emigrazione di albanesi a Villa Badessa (Pescara - 1744).

  7. l’emigrazione di albanesi a Brindisi di Montagna (Potenza - 1774)

Oggi si preferisce (Mazziotti, op. cit., p. 77) parlare di tre fondamentali periodi. Il pił importante (il secondo) sarebbe iniziato gią nell’estate del 1467, poco prima della morte di Scanderbeg), e sarebbe durato per alcuni decenni, portando alla costituzione della maggior parte delle colonie arbėreshe d’Italia. Precedentemente nel corso di alcuni secoli (primo periodo) si erano verificate infiltrazioni su scala ridotta. Il terzo periodo comprende invece le migrazioni dal 1533 al 1774.

Si noti che i profughi non provenivano solo dall’Albania (soprattutto dalla zona tosca), ma anche da colonie albanesi da tempo esistenti in Grecia (Attica, Morea).  I profughi seguivano il rito bizantino in lingua greca. Per questo nel sud venivano indicati sia come albanesi che come greci.

Quelli tra loro che non erano gią in comunione con la Chiesa cattolica si adeguarono senza indugio pur mantenendo la loro identitą bizantina e la dipendenza dal Patriarcato di Ochrida (Macedonia). Solo nel 1564 gli arbėreshė furono sottoposti ai vescovi latini che nel 600 operarono il passaggio di non poche comunitą al rito latino.

Nel secolo scorso la Santa Sede creņ le due diocesi di Lungro (1919 – per gli arbėreshė dell’Italia peninsulare) e di Piana degli Albanesi (1937 - per gli arbėreshė della Sicilia). Grazie agli arbėreshė la spiritualitą bizantina č ancora presente in Italia.

Nel corso dei secoli numerose colonie albanesi sono state linguisticamente assimilate:

 

provincia di Piacenza:  Pievetta e Bosco Tosca (fraz. di Castel S. Govanni)

provincia di Viterbo: Pianiano (fraz. di Cellere)

provincia di Campobasso: S. Croce di Magliano

provincia di Foggia: S. Paolo di Civitate e Castelnuovo di Monterotaro

provincia di Taranto: Monteparano, S. Giorgio Ionico, S. Crispieri, Faggiano, Roccaforzata, Monteiasi, Carosino, Montemesola

provincia di Potenza: Brindisi di Montagna, Rionero in Vulture

provincia di Cosenza: Cervicati, Mongrassano, Rota Greca, S. Lorenzo del Vallo

provincia di Catanzaro: Gizzeria, Amato, Arietta (fraz. di Petroną), Zagarise (fraz. di Lamezia Terme)

provincia di Palermo: Palazzo Adriano, Mezzojuso

provincia di Catania: Biancavilla, Bronte, S. Michele di Ganzaria

provincia di Agrigento: S. Angelo Muxaro.

 

Nonostante la scomparsa dell’idioma originario Palazzo Adriano e Mezzojuso (Palermo) hanno conservato il rito bizantino (dipendono dall’Eparchia di Piana degli Albanesi).

Il numero degli arbėreshė presenti nelle elencate comunitą e nel resto del territorio nazionale dovrebbe aggirarsi sulle 200.000 unitą. L’emigrazione ha svuotato paurosamente le comunitą arbėreshe che registrano un costante calo della popolazione residente e il cui reddito medio č molto basso (intorno al 50% del reddito medio nazionale).

La gjitonia (vicinato), la mikpritja (ospitalitą) e la besa (fedeltą alla parola data) sono alcuni degli elementi pił originali della cultura popolare albanese.

Gli arbėreshė hanno saputo creare nella loro parlata opere letterarie di rilievo. Citiamo solo gli autori pił rappresentativi: Giulio Variboba , Girolamo De Rada , Francesco Antonio Santori e Giuseppe Serembe in Calabria; Gabriele Dara e Giuseppe Schirņ in Sicilia.

 

Notizie sugli Arbėreshė sono reperibili nei seguenti siti:

www.arbitalia.it 

www.jemi.it

www.avato.it

www.mondoarberesco.it

www.lungro.chiesacattolica.it